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II drenaggio dei terreni con il sistema wellpoint manca di una specifica letteratura tecnica nonostante sia ormai applicato diffusamente nelle costruzioni civili e industriali. Sono ancora poche le ricerche effettuate in questo campo da università ed istituti tecnici, anche se esiste una vasta bibliografia sul comportamento delle falde idriche sottoposte a pompaggio(Dupuit, Theis, Darcy, Chapmann, Engelund etc.). Quasi tuttoquello che esiste oggi su questo metodo di drenaggio si basa sulle esperienze delle società costruttrici e utilizzatrici, e questo si può intuire dalle seguenti considerazioni:
1) il dimensionamento di un impianto
wellpoint per il suo utilizzo entro limiti di sicurezza, generalmente
viene fatto sulla base dell’esperienza pratica maturata per
analogia in una vasta casistica di cantieri;
2) i terreni nella pratica si discostano fortemente da quelle
caratteristiche di isotropia e omogeneità su cui si basano
tutte le teorie esistenti e quindi sarebbe necessario introdurre
coefficienti correttivi di difficile rilevazione e scarsa
affidabilità
3) le indagini necessarie per la rilevazione dei parametri richiesti
per soddisfare matematicamente certe relazioni non troverebbero
giustificazione nella normale utilizzazione degli impianti wellpoint.
Fino a qualche tempo fa si pensava che il sistema wellpoint fosse utilizzabile solamente nei terreni sabbiosi (medie permeabilità), mentre attualmente viene correntemente usato anche nei terreni limosi e argillosi (basse permeabilità), nei terreni ghiaiosi (elevate permeabilità), nei terreni con stratificazioni impermeabili e, in qualche caso, anche rocciosi. Nello studio di fattibilità delle costruzioni da eseguire in presenza di falda acquifera, il drenaggio con il sistema wellpoint merita senz’altro il primo posto nella graduatoria di applicabilità in considerazione della sua semplicità, versatilità ed economicità.
Nelle pagine che seguono sono raccolte le
considerazioni tecnico-pratiche derivanti dall’esecuzione di
numerosi drenaggi nelle più svariate situazioni
stratigrafiche e logistiche.
Il drenaggio viene universalmente definito come un abbassamento temporaneo o permanente del livello della falda acquifera nei terreni. A tutt’oggi, però, anche se la parola drenaggio ha una definizione univoca essa viene usata per definire tecniche e metodologie molto diverse nella loro finalità.
Sulla base di una classificazione litologica si distinguono:
1) DRENAGGI IN ROCCIA;
2) DRENAGGI NEI TERRENI SCIOLTI.
Mentre i primi sfruttano tecniche sofisticate e complesse per eliminare
le acque e i loro potenziali di rischio nelle grandi opere di
ingegneria e nello sfruttamento di giacimenti minerari, i secondi
utilizzano tecniche più comuni con molteplici
finalità.
I drenaggi nei terreni sciolti si possono dividere in:
- drenaggi geotecnici. Influenza sulle falde acquifere per aumentare la
resistenza dei terreni (consolidazione) e la
stabilità (frane, smottamenti, etc);
- drenaggi agricoli. Influenza sulle falde acquifere per bonificare
terreni e renderli idonei all’agricoltura;
- drenaggi permanenti. Raccolta di acque per gravità con
appositi reticoli drenanti al di sotto di manufatti e opere
stradali;
- drenaggi provvisori. Influenza temporanea sulle falde acquifere per
la costruzione di manufatti e opere di ingegneria che richiedono scavi
al di sotto del livello di affioramento delle falde.
.
Metodi per il controllo dell’acqua di falda
I principali metodi usati nell’ingegneria civile per eliminare gli inconvenienti dovuti alla presenza di acqua nel terreno si dividono in due gruppi:
1) Metodi ad interruzione di flusso (stop water flow) sono quei sistemi
che una volta applicati impediscono il flusso di acqua nel terreno:
a) palancole metalliche;
b) palancole cemento;
c) diaframmi calcestruzzo e plastici;
d) iniezioni;
e) congelamento.
2) Metodi di drenaggio (dewatering) sono quei sistemi che una volta
applicati, determinano un abbassamento controllato del livello di acqua
nel terreno.
Se I’acqua viene intercettata all’interno della
zona di scavo si ha:
a) drenaggio con aggottamento libero;
b) drenaggio con trincee drenanti;
c) drenaggio con pozzi di richiamo.
Se I’acqua viene intercettata prima che arrivi alla zona di
scavo si ha:
a) drenaggio con wellpoint verticale;
b) drenaggio con pozzi profondi;
c) drenaggio con wellpoint orizzontale;
d) drenaggio con welldrill;
e) drenaggio con jet-eductor;
f) drenaggio con elettrosmosi.
Nella tabella della pagina seguente sono riassunti i vari metodi con le
modalità di esecuzione e i tipi di terreno idonei alla loro
applicazione.
| Metodo | Tipo di terreno | Esecuzione |
| Palancole metalliche |
Tutti i tipi di terreno con esclusione di quelli rocciosi e ghiaiosi di grossa pezzatura |
Infissione meccanica a percussione o vibrazione |
| Diaframml calcestruzzo Diaframmi plastici |
Tutti i tipi di terreno compresi quelli rocciosi |
Con benne mordenti e circolazione di fanghi bentonitici |
| Palancole cemento |
Tutti i tipi di terreno sciolti |
Infissione meccanica e a pressione d’acqua |
| Iniezioni |
Tutti i tipi di terreno saturi anche rocciosi |
Con carotaggi e riempimento ad alta pressione |
| Congelamento |
Tutti i tipi di terreno saturi |
Con carotaggi (azoto liquido e salamoia di CaCI2) |
| Aggottamento libero |
Riporti e ghiaie |
Aspirazione diretta |
| Trlncee drenanti |
Argille stratificate |
Scavo e riempimento con materiale drenante |
| Pozzi di richiamo |
Riporti e ghiaie |
Scavo e riempimento con materiale drenante |
| Wellpoint verticale |
Sabbie, ghiaie, limi e argille |
Infissione a pressione d’acqua e/o aria compressa |
| Pozzi drenanti |
Sabbie, ghiaie e strati rocciosi |
Perforazione a percussione o rotazione |
| Wellpoint orizzontale |
Sabbie fini e sabbie stratificate |
Posa a scavo aperto o con macchine posadreno |
| Wellpoint jet-eductor |
Sabbie, limi e terreni fessurati |
Infissione a pressione d’acqua, perforazione a rotazione |
| Elettrosmosi |
Limi, limi argillosi e torbe |
Con carotaggi e/o infissione |

Proprietà idrogeologiche del terreno
Considerata
la relazione evidente tra il sistema wellpoint e le caratteristiche
idrogeologiche dei terreni si ritiene utile descrivere tali
proprietà.
Osservando quello che generalmente si chiama
“suolo” in una sezione che scende in
profondità dal piano di campagna si vede che esso
è costituito da tre zone:
a) zona superficiale di costituzione prevalentemente organica vegetale;
b) zona secondaria o di evaporazione che non trattiene
I’acqua a causa dell’evaporazione e della
filtrazione verso zone sottostanti;
c) zona di saturazione in cui tutti gli interstizi sono occupati
dall’acqua che comunemente prende il nome di “falda
freatica”.
II limite superiore di questa zona di saturazione viene chiamato
livello di falda freatica e rappresenta il livello di affioramento
statico dell’acqua. II limite inferiore della falda freatica
è rappresentato generalmente da uno strato impermeabile e
quindi risulta evidente che la falda e i suoi movimenti sono
condizionati dalla forma e dalla giacitura dello strato impermeabile
che la sostiene. Naturalmente scendendo in profondità si
trovano altre falde separate, tante quanti sono gli strati impermeabili
che le delimitano. Se la falda è delimitata da due strati
impermeabili si ha una falda in pressione detta anche "falda
artesiana". Se attraverso un pozzo si perfora lo strato superiore della
falda artesiana si vede che I’acqua risale lungo il pozzo
fino a raggiungere un livello più alto, spesso vicino al
suolo, detto anche livello dinamico della falda profonda.
I principali fattori che influenzano lo spessore della falda freatica
sono:
- le precipitazioni;
- i corsi d’acqua;
- le irrigazioni;
- i drenaggi.
Dal punto di vista strutturale il terreno acquifero è
costituito da particelle solide di vario tipo e forma, aggregate in
modo tale da lasciare spazi vuoti o interstizi che vengono occupati
dall’acqua. La presenza di questi vuoti continui nei terreni
sciolti ne definiscono una proprietà caratteristica chiamata
“porosità”.
Essa dipende da fattori come:
- grandezza dei granuli;
- forma dei granuli;
- disposizione dei granuli.
Si è detto che è attraverso questi vuoti che si infiltra I’acqua e la quantità maggiore o minore è dipendente da essi. La proprietà del terreno a lasciarsi permeare dall’acqua viene definita “permeabilità” ed è quantificata con il coefficiente K che si misura in cm/sec. e, praticamente, esprime la velocità di flusso dell’acqua nella sezione di terreno considerata (Darcy). La velocità di flusso dell’acqua nel terreno è proporzionale al gradiente idraulico della falda, cioè al rapporto altezza-estensione secondo la relazione:
.
ll
drenaggio con il sistema wellpoint viene utilizzato, come si
è visto, in tutti quei terreni che sono permeabili per
porosità come ghiaie, sabbie, limi ed argille.
L’impianto wellpoint nella sua forma più
schematica è costituito da una serie di minipozzi
(wellpoints), installati nella zona di terreno in cui si deve abbassare
la falda, collegati tra loro e ad una pompa ad alto grado di vuoto
tramite una serie di collettori, raccordi e giunti di collegamento.
Nella tabella a pagina seguente sono visibili i vari sistemi di
installazione in rapporto alle caratteristiche degli scavi da eseguire.
II principio di funzionamento si basa sulla deviazione del flusso di
falda in direzione di elementi filtranti
(wellpoints) messi in depressione dalla pompa. II gradiente venutosi a
creare tra la pressione di affioramento dell’acqua nel
terreno (pressione atmosferica) e gli elementi filtranti (wellpoints)
dirige verso questi ultimi il flusso di falda con una
velocità, nei vari tipi di terreno, caratterizzata dalla
permeabilità. Quando in una specifica sezione di terreno
I’impianto wellpoint, che può essere paragonato ad
un pozzo del diametro della zona circonscritta dall’impianto,
emunge la quantità d’acqua che filtra attraverso
gli interstizi, il livello della falda nel terreno comincia a
deprimersi formando una superficie a forma di cono.
Proseguendo il pompaggio aumenta la sezione di terreno che rimane senza acqua finché la portata emunta dall’impianto wellpoint non sarà pari alla portata di filtrazione. A questo punto il livello della falda si stabilizza formando il "cono di influenza". Naturalmente I’ampiezza di questo cono di influenza è strettamente legato alla permeabilità dei terreni interessati e quindi sarà più ampio nei terreni ad elevata permeabilità.
Nella figura sono indicati i valori dell’ampiezza del cono di influenza, misurati su alcuni tipi di terreno durante I’utilizzo di impianti wellpoint. II filtro disegnato rappresenta la quantità di punte filtranti necessarie per il totale emungimento in una specifica sezione di terreno.
| Descrizione impianto | Descrizione | Utilizzazione |
| Impianto ad “anello chiuso” | Collettore con sviluppo perimetrale senza alcun lato
aperto |
Scavi in terreni molto permeabili Scavi in terreni stratificati Scavi con lati I > di 40 m Scavi con prof. h > 4 m |
| Impianto ad “U” |
Collettore con sviluppo su tre lati con il lato minore
aperto |
Scavi con prof. h = 3.50 m Scavi con lati min. I = 20 –: 30 m |
| Impianto lineare laterale |
Collettore con sviluppo laterale parallelo al lato più lungo | Scavi con prof. h = 3 m Scavi trincea con prof. h = 4 m Scavi con lati min. I = 10 –: 15 m |
| Impianto lineare centrale |
Collettore su linea centrale parallelo ai lati lunghi dello scavo | Scavi di fondazione a plinti Scavi entro paratie o palancolati Scavi con lati I = 60 –: 80 m |
| Impianto lineare laterale a rotazione |
Collettore laterale allo scavo con parziale rotazione in avanti senza interruzione di pompaggio | Scavi fognature Scavi acquedotti Scavi gasdotti Scavi pipeline |
| Impianti a gradoni |
Collettore installato su più anelli
concentrici a diversa quota |
Scavi di prof. h > 5 –: 6 m |
| Impianto esterno a paratie |
Collettore con sviluppo perimetrale esterno alle paratie |
Scavi con ingombri interni Scavi con spinta idraulica laterale elevata |
L’utilizzazione di un impianto
wellpoint richiede, come risultato ottimale, il controllo a quota
prefissata del livello di falda unito ad una stabilizzazione delle
scarpate di scavo. Particolari condizioni stratigrafiche e
idrogeologiche dei terreni possono determinare un funzionamento
inefficiente dell’impianto di drenaggio con conseguenti
sospensioni nell’esecuzione delle opere, danni ed aggravi
economici. Da un punto di vista tecnico
molto spesso però la responsabilità è
da imputarsi a:
- una superficiale valutazione dell’intervento da effettuarsi;
- mancanza di indagini complete in fase progettuale;
- disinformazione sui sistemi di drenaggio e sui loro limiti in
rapporto alle differenti condizioni stratigrafiche dei terreni.
È di fondamentale importanza non sottovalutare la
necessità di una adeguata progettazione
dell’impianto di drenaggio soprattutto in considerazione
della sua essenzialità per i lavori successivi. La
progettazione e la scelta dell’impianto di drenaggio sono
legati ad una corretta individuazione del modello idraulico del
sottosuolo che può essere ricostruito con la conoscenza
preventiva delle seguenti caratteristiche:
1) condizioni stratigrafiche dei terreni interessati rilevate fino ad
una profondità almeno doppia rispetto a quella di scavo;
2) condizioni di permeabilità dei terreni interessati
rilevate mediante prova in situ;
3) interdipendenza della falda acquifera con le condizioni idrologiche
circostanti, cioè presenza di corsi d’acqua,
condotte o canali, drenaggi permanenti, discontinuità del
sottosuolo e tutto quello che può influire sul normale
deflusso dell’acqua di falda;
4) condizioni logistiche del cantiere.
Dalla conoscenza dei dati stratigrafici dei terreni si possono ricavare:
- il tipo di impianto da utilizzare;
- le modalità di posa in opera dell’impianto;
- la profondità di installazione dei wellpoints;
- la distanza di installazione dell’impianto dallo scavo.
Dalla conoscenza dei dati di permeabilità dei terreni si
possono ricavare:
- I’interasse tra le punte filtranti;
- il numero e la dimensione dei gruppi aspiranti;
- i consumi di forza motrice.
Dalla conoscenza delle condizioni
logistiche del cantiere si possono ricavare:
- la disposizione planimetrica dell’impianto;
- i mezzi necessari alla posa dell’impianto;
- eventuale necessità di opere speciali;
- tempi di esecuzione.
Sulla base
dell’esperienza per avere sufficienti possibilità
di individuare anomalie del flusso idraulico si ritiene indispensabile
la seguente sequenza di prove:
- determinazione dei coefficienti di permeabilità
significativi dei vari strati, sia verticali che orizzontali, in un
contesto reale il più ampio possibile;
- i coefficienti di permeabilità devono essere rilevati con
prove di pompaggio in quanto, se rilevati su campioni o
entro fori di sondaggio, raramente sono rappresentativi
dell’intera area interessata;
- controllo, a mezzo piezometri, delle pressioni idrauliche degli
strati caratterizzati da diversa permeabilità e
granulometria;
- esecuzione di prove di pompaggio in situ con controlli piezometrici,
misurazioni di portata e rilievo della piezometrica eventualmente in
regime transitorio.
II sistema di determinazione del K più significativo, in
falda freatica, consiste nell’eseguire delle prove di
pompaggio da un pozzo misurando gli abbassamenti della falda nei
piezometri disposti all’intorno fino alla stabilizzazione del
livello di falda. II coefficiente K si rileva applicando la relazione di
Dupuit:
La determinazione del coefficiente di permeabilità in laboratorio (campioni di terreno indisturbati) o in situ (controlli completi di pompaggio attraverso pozzi e piezometri) richiede generalmente costi troppo elevati in relazione all’uso medio degli impianti wellpoint. Si è messa a punto una tecnica per il calcolo della permeabilità che può dare dei risultati attendibili, per lo scopo da raggiungere, senza far ricorso a sondaggi ed alla posa di piezometri di osservazione. Essa consiste nell’infissione a pressione d’acqua di un apposito filtro alla profondità che si ritiene opportuna per il tipo di rilievo in atto e con apposita pompa (autoadescante) si esegue un emungimento a livello e portata costante. II coefficiente K si ricava dall’applicazione della relazione:

È noto che gli scavi eseguiti
al di sotto del livello di affioramento della falda determinano
franamenti continui del fondo
e delle pareti. La valutazione delle forze che si trasmettono nel
terreno si può fare prendendo in considerazione una sezione
ingrandita di un terreno immerso. Dallo schema si vede
I’esistenza di forze che si trasmettono tra granulo e granulo
nell’area di contatto As (pressioni effettive) e di forze che
si trasmettono attraverso I’acqua che satura gli interstizi
del terreno nell’area di contatto Aw (pressioni neutrali).
È necessario ricordare che solo le pressioni intergranulari
possono produrre variazioni di volume nelle masse di terreno. La
pressione totale che si trasmette nel terreno è legata alla
pressione effettiva ed alle pressioni neutrali ed è data
dalla somma delle pressioni. Scavando al di sotto del livello di falda
I’acqua assume un flusso attraverso i vuoti del terreno
determinando una pressione di filtrazione proporzionale alla
velocità. Infatti perchè ci sia un flusso ci deve
essere un certo gradiente idraulico il quale a sua volta è
direttamente proporzionale alla velocità di flusso.
Aumentando il valore del gradiente idraulico e quindi la pressione di
filtrazione si arriva ad un punto limite in cui le pressioni effettive
vengono annullate determinando il cosiddetto fenomeno del
"sifonamento". Non essendoci più alcun contatto tra i
granuli, che tendono a galleggiare, il terreno non è in
grado di sopportare alcun carico e quindi sul fondo degli scavi si
hanno ribollimenti continui. Per rimediare a questa situazione si
dovranno aumentare le pressioni effettive attraverso filtri adeguati,
costituiti da materiali più permeabili, in modo da aumentare
con il loro peso le pressioni effettive, mantenendo inalterate le
pressioni neutre.
L’abbassamento di falda che si ottiene con
I’impianto wellpoint determina una diminuzione delle
pressioni neutrali e
quindi un accentuato effetto di stabilizzazione del terreno.

Effetti dell’impianto wellpoint sui terreni
L’abbassamento di falda a seguito del pompaggio comporta una variazione delle pressioni effettive sull’area. L’incremento di pressione comporta un assestamento per consolidazione con effetti di cedimenti che dipendono dallo spessore degli strati, dalla compressibilità, dal valore dell’abbassamento e dalla durata del pompaggio. I cedimenti si possono stimare con la relazione:

Per poter correttamente applicare la
relazione vista è necessario ricavare i parametri di
compressibilità e consolidazione da
prove di laboratorio eseguite su campioni indisturbati di terreno.
Sulla base della sensibilità dei terreni a questo fenomeno
possiamo distinguerli in:
- terreni compressibili, limi, argille, torbe;
- terreni poco compressibili, sabbie e ghiaie.
I terreni sabbiosi e ghiaiosi sono costituiti da particelle solide di
varia forma e dimensioni addensate le une alle altre lasciando
tra loro spazi vuoti che nei terreni saturi sono riempiti
dall’acqua di falda. Durante il funzionamento
dell’impianto wellpoint gli interstizi del terreno rimangono
vuoti e le particelle solide del terreno raggiungono rapidamente una
situazione di assestamento. Si può ritenere trascurabile
I’effetto della consolidazione su questi terreni e sugli
edifici interessati dal raggio di influenza dell’impianto
wellpoint. Nei terreni compressibili
I’effetto di consolidazione dovuto all’abbassamento
di falda può determinare cedimenti di tale entità
da pregiudicare la sicurezza di edifici e manufatti vicini.
II valore dei cedimenti, che ha grandissima importanza nella
progettazione e nel calcolo di strutture di fondazione, non deve essere
trascurato nemmeno nella utilizzazione degli impianti wellpoint, ma
agli effetti della sicurezza è prioritario che
I’impianto non provochi asporto di inerte. Normalmente i
tempi di utilizzazione dell’impianto wellpoint sono inferiori
a quelli necessari per la maturazione di cedimenti di consolidazione
e, inoltre, I’emungimento dell’acqua riguarda
principalmente i terreni circonscritti dall’impianto e solo
in minima parte quelli circostanti. D’altra parte in questi
terreni il raggio d’azione dell’impianto
è piuttosto limitato in quanto esso non provoca un
“abbassamento” della falda ma soltanto un
“intercettamento per gravità” entro i
percorsi preferenziali costituiti dai prefiltri di sabbia.
1. Terreni sabbiosi
Si è detto che inizialmente I’impianto wellpoint
ha trovato la sua applicazione ottimale nei terreni sabbiosi. Questi
terreni
infatti sono caratterizzati da valori di porosità e
permeabilità che più si avvicinano a quelli
teorici, per la velocità di deflusso dell’acqua di
falda, in funzione dei valori massimi di depressione ottenibili
nell’impianto. Sono sufficienti poche
ore di pompaggio per ottenere una depressione della superficie di falda
la cui ampiezza si estende su ampie superfici. Dalla sezione si
può vedere come, sfruttando I’elevato raggio di
influenza, sia possibile ottenere il drenaggio con una sola fila di
wellpoints installati a notevole distanza dallo scavo.

2. Terreni sabbiosi con
stratificazioni impermeabili
L’impianto wellpoint risulta efficace anche in questi terreni
purchè venga cambiata la metodologia di installazione. I
filtri wellpoint devono essere protetti da appositi prefiltri (pali di
sabbia) che hanno il duplice scopo di impedire I’intasamento
del filtro e creare un collegamento (diaframma drenante) fra tutti gli
strati a diversa permeabilità come si vede in figura.
Inoltre I’impianto deve essere installato su tutti i lati
dello scavo per poter intercettare il flusso d’acqua che
altrimenti, seguendo la via più naturale e più
facile (lati ove non fosse installato I’impianto), si
infiltrerebbe nello scavo.

In questi terreni non si forma un cono di
influenza unico, come nei terreni sabbiosi, ma tanti quanti sono gli
acquiferi che devono essere intercettati dal prefiltro. II prefiltro
consiste in una intercapedine di sabbia a grossa granulometria immessa
dall’alto, attraverso un foro trivellato predisposto, dopo
I’infissione della punta filtrante. L’immissione di
sabbia granita, che si deposita sul fondo del foro per
gravità, avviene mantenendo una circolazione
d’acqua a bassa velocità per garantire il
dilavamento del foro. Lo scopo è duplice:
- difendere il filtro dall’intasamento in terreni poco
permeabili;
- creare una comunicazione drenante nei terreni stratificati.
II foro può essere eseguito:
- manualmente con apposita sonda;
- meccanicamente con I’ausilio di trivelle.
Mentre I’esecuzione manuale comporta un numero elevato di
addetti, con la trivellazione si acquista notevole rapidità
e, non provocando miscelazioni tra i vari strati perforati, si
mantengono inalterate le proprietà idrauliche del terreno.
ll diagramma permette di ricavare la quantità di sabbia da
prefiltro che è necessario utilizzare sulla base della
lunghezza di impianto wellpoint prevista. Le varie curve sono ricavate
in funzione della profondità di esecuzione dei prefiltri,
che dipendono a loro volta dall'abbassamento di falda richiesto.
3. Profondità di
utilizzo
Dall’esperienza si ricava che generalmente le punte filtranti
dovrebbero essere infisse ad una profondità minima, oltre il
fondo dello scavo da drenare, secondo lo schema seguente:
P = h + 1,50 m
La formula sottodescritta, valida in linea generale, non deve essere
applicata meccanicamente perché può subire delle
sostanziali modifiche al variare delle condizioni stratigrafiche dei
terreni. Esiste però un limite alla profondità
massima di
utilizzo dell’impianto wellpoint. Infatti la differenza di
pressione teorica ottenibile è compresa tra il vuoto
assoluto da
una parte (pompa) e la pressione atmosferica dall’altra
(falda
acquifera).
Questa differenza di pressione ottenibile consente di aspirare
I’acqua da un’altezza massima teorica pari a 10.33
m. Nella
pratica, tenendo conto dei vari attriti e perdite di carico, si
è visto che si può assumere come
profondità
massima di infissione la quota di – 7 m e soltanto in pochi
casi
eccezionali (eventuali sottopressioni) si può arrivare a
–
8 m dal piano di installazione. Quindi, quando si devono raggiungere
profondità di scavo elevate con abbattimento di falda
superiore
ai 5 – 6 m,
è necessario ricorrere a più anelli concentrici
di
wellpoints utilizzando la cosiddetta tecnica a gradoni. Gli interventi
in questi casi sono distribuiti in fasi successive e ad ogni
sbancamento segue una installazione di impianti ad una quota diversa
come visibile nelle sezioni e nella fotografia.

Naturalmente non sempre è
logisticamente possibile eseguire il movimento terra necessario per
I’applicazione di questa tecnica ed in questi casi esso viene
sostituito con protezioni meccaniche (palancolati) o strutturali
(paratie e diaframmi).
L’unico sistema che consente I’utilizzazione di
punte wellpoint monolitiche lunghe anche più di 8 m
è I’impianto jet-eductor (tabella dewatering). Di
questo sofisticato sistema di drenaggio, applicato soltanto in pochi
casi specifici, si parlerà in seguito.
4. Distanza di installazione
Dall’esperienza si ricava che è consigliabile
installare I’impianto wellpoint ad una distanza di sicurezza,
rispetto all’unghia inferiore dello scavo, pari alla
profondità di scavo secondo lo schema. Naturalmente, anche
in questo caso, I’applicazione non può essere
rigida in quanto nei cantieri edili non sempre è possibile
reperire gli spazi necessari ad una corretta applicazione dello schema
visto, per questioni di confini, di esproprio, etc. È
fondamentale comunque evidenziare che più ci si avvicina con
I’istallazione dell’impianto alla scarpata,
più aumenta la probabilità statistica di
incontrare inconvenienti durante le operazioni di scavo. Nelle pagine
successive si vedrà che c’è una
fondamentale differenza nel rispetto di queste regole a seconda del
tipo di terreno. Il posizionamento dell’impianto wellpoint
nei terreni con stratificazioni impermeabili deve essere fatto
necessariamente alla giusta distanza dalle scarpate di scavo. Se i
wellpoints sono troppo vicini alle scarpate, I’aria presente
all’esterno dello scavo incontra meno attriti per confluire
nel prefiltro di quelli che incontra I’acqua dei diversi
strati.
In queste condizioni, se nei prefiltri continua ad entrare aria dalle
scarpate di scavo, maggiore estrazione d’aria non significa
necessariamente una maggiore efficacia dell’impianto
wellpoint nell’intercettamento delle infiltrazioni dei vari
strati.
La quantità di aria che entra nei prefiltri può
superare la capacità di aspirazione d’aria dei
gruppi aspiranti e questo è intuitivo se si pensa alle
enormi portate d’aria, rispetto a quelle idrauliche, che
è possibile misurare attraverso fori di piccole dimensioni.
Nei terreni sabbiosi a permeabilità crescente verso il basso
I’azione dell’impianto wellpoint, come si e visto,
provoca sulla falda una depressione a forma di cono che si sviluppa al
di sotto del fondo scavo. È evidente che in queste
condizioni non ha molta importanza la posizione dell’impianto
che può addirittura essere messo al centro dello scavo, come
si vede nello schema e nella fotografia della pagina seguente.
La possibilità di installare
I’impianto wellpoint all’interno dello scavo viene
sfruttata specialmente quando si devono eseguire
edifici con sottomurazioni di strutture esistenti o con piani
sotterranei protetti da paratie in calcestruzzo. In questi casi
però la presenza dell’impianto che deve rimanere
in funzione fino a struttura ultimata determina
discontinuità durante il getto delle fondazioni e tutta una
serie di fori che devono essere chiusi con particolare cura dopo
I’estrazione dei wellpoints.

5. Isolamento filtri durante
il getto delle fondazioni.
È quindi di estrema importanza studiare bene il sistema di
isolamento per fare in modo che i fori sulle fondazioni, necessari per
I’esercizio dell’impianto wellpoint, una volta
estratti i filtri non pregiudichino le qualità della
fondazione stessa.
I metodi più comunemente usati
sono:
- protezione con tubi in plastica PVC;
- protezione con cartone ondulato;
- protezione con camicia in ferro flangiata come mostrato nello schema.
6. Sicurezza di
funzionamento degli impianti wellpoint
L’impianto wellpoint ha un’importanza fondamentale
per I’esecuzione degli scavi e delle opere di fondazione e,
quindi, deve fornire sicurezza e garanzia di funzionamento a
salvaguardia di tutte le opere successive. È evidente
infatti la necessità (crescente con la profondità
degli scavi) che I’impianto wellpoint funzioni
ininterrottamente per evitare che le interruzioni nel pompaggio
determinino la risalita dell’acqua di falda, crolli delle
scarpate di scavo e danni incalcolabili per il cantiere. È
compito del progettista, del direttore dei lavori, del tecnico
specialista optare responsabilmente a favore della sicurezza e della
garanzia di funzionamento promuovendo I’applicazione degli
impianti di emergenza che la tecnologia, ormai da alcuni anni, mette a
disposizione degli operatori del settore.
Il problema viene risolto con
I’utilizzo dei seguenti sistemi:
- gruppi di emergenza automatici in parallelo;
- gruppi di emergenza integrativi a comando piezometrico;
- impianto di emergenza a generatore automatico.
1. I gruppi di emergenza automatici sono motopompe, accoppiate in
parallelo ai gruppi primari (elettrici o diesel), che intervengono
automaticamente e si sostituiscono agli stessi, in caso di mancanza di
energia elettrica o guasto improvviso, con una sequenza di inserzioni e
disinserzioni che avvengono automaticamente comandate dalla fermata del
gruppo primario o dalla caduta di depressione nell’impianto.
2. I gruppi di emergenza integrativi a comando piezometrico sono
motopompe di riserva, collegate all’impianto di emungimento,
che intervengono in casi di necessità di emungimento di
portate eccezionali comandate unicamente dal livello della falda
attraverso sonde elettroniche inserite in pozzi piezometrici.
3. L’impianto di emergenza a generatore temporizzato
è costituito principalmente da un gruppo elettrogeno
collegato che si avvia automaticamente in caso di mancanza di energia
elettrica.
L’impulso di intervento automatico del gruppo generatore
può essere fornito:
- dalla mancanza di erogazione di energia elettrica alle pompe primarie;
- dalla caduta di depressione nell’impianto di pompaggio.
Attraverso un quadro elettronico si ottiene automaticamente I’avvio temporizzato in successione delle varie pompe onde evitare sovraccarichi di tensione difficilmente assorbibili dal gruppo stesso. Naturalmente la scelta del sistema di emergenza viene fatta sulla base delle caratteristiche tecniche e logistiche dell’impianto di pompaggio e sulla base delle esigenze di sicurezza ed economicità e quindi i vantaggi e gli svantaggi dell’una o dell’altra soluzione devono essere attentamente valutati in fase progettuale e in quella di dimensionamento dell’impianto di abbassamento di falda.

Per individuare le principali
caratteristiche dei filtri wellpoint più usati nelle opere
di drenaggio è stata eseguita una serie di prove di
laboratorio. È stata calcolata la portata dei filtri in
aspirazione libera ottenuta col variare della depressione e, da questa,
la loro portata massima teorica. II grafico evidenzia i valori ottenuti.
Si sono altresi eseguite ulteriori prove per determinare le perdite di
carico e gli attriti che influiscono maggiormente sui valori di portata
ed è stato scelto per evidenziarli il sistema di iniezione
d’acqua in pressione. I valori ottenuti per i filtri di
diametro 1” 1/2 e 2” sono ostanzialmente
corrispondenti e sono evidenziati nei grafici dove sono anche riportate
le perdite di carico relative a due diversi tipi di rete di acciaio per
il
rivestimento del telaio del filtro stesso.


Portata filtri wellpoint nei terreni
Nella pratica la portata caratteristica
dei filtri si discosta notevolmente da quella ottenuta in aspirazione
libera perchè condizionata
dalle proprietà caratteristiche del terreno
(permeabilità e porosità) e dagli attriti che si
determinano tra terreno e filtro e tra filtro e circuito di
aspirazione. È stato possibile riportare in grafico la
variazione della portata dei filtri nei vari tipi di terreno in
rapporto al loro diametro. Le portate sono state rilevate a
profondità e prevalenza costante scegliendo quei terreni
caratterizzati da una maggiore uniformità.
Nei terreni a granulometrie fini e basse permeabilità
I’aumento del diametro dei filtri non porta a particolari
variazioni nella loro portata. Nei terreni ad elevate granulometrie e
ad elevate permeabilità invece I’aumento del
diametro dei filtri porta ad un considerevole miglioramento della loro
portata unitaria, semprechè sia rispettata
I’uniformità del terreno da cui dipende
direttamente il coefficiente di permeabilità. Le esperienze
eseguite hanno dimostrato la variabilità dei valori
sottoriportati in funzione della percentuale di miscelazione dei
terreni. Si sono trovati molto spesso terreni a grosse granulometrie
(ghiaie) che hanno dato valori di portata molto simili a quelli dei
terreni fini perchè mescolati ad una matrice di sabbie
limose o limi.

Rapporto di permeabilità e numero di wellpoints
La portata di emungimento
dell’impianto wellpoint nei terreni sabbiosi aumenta
proporzionalmente con I’aumentare del valore di
permeabilità. Si potrebbe dedurre quindi che anche il numero
di wellpoints debba aumentare proporzionalmente
ma, dalle esperienze pratiche eseguite, si è visto che,
entro certi limiti, all’aumentare della
permeabilità dei terreni il numero di wellpoints necessari
al drenaggio può addirittura diminuire. Sono state eseguite
più esperienze di drenaggio, con uno stesso impianto
wellpoint, su due terreni sabbiosi omogenei caratterizzati da un
diverso valore di permeabilità. I
due tipi di sabbie sono indicati nel diagramma granulometrico.
A parità di superficie drenata e a parità di
abbassamento, il drenaggio della sabbia con permeabilità
più elevata ha richiesto un numero di wellpoints inferiore.
Si sono potuti così confermare i seguenti risultati:
1) gli stessi filtri wellpoint se utilizzati su sabbie a
permeabilità diverse emungono portate diverse;
2) filtri wellpoint di tipo diverso (diverso diametro e diversa portata
teorica) nella stessa sabbia emungono praticamente la stessa portata.

Nelle sabbie più grosse
I’aumento di portata da emungere con I’impianto
è evidentemente compensato dall’aumento della
portata unitaria dei filtri wellpoint e quindi, entro determinate
granulometrie, mentre la portata dei wellpoints aumenta con la
permeabilità, il numero dei wellpoints diminuisce come
mostrato nel grafico di figura.

Relazione tra potenza richiesta e area di drenaggio
Si possono fare alcune importanti
considerazioni sulla potenza richiesta dai gruppi aspiranti degli
impianti wellpoint in rapporto alla superficie drenata nei vari tipi di
terreno. È noto che I’energia assorbita da un
gruppo di aspirazione di un impianto wellpoint è legata alla
capacità idraulica (portata idraulica che si deve emungere
dal terreno) e alla capacità di depressione, cioè
il grado di vuoto che il gruppo aspirante deve mantenere
nell’impianto wellpoint per renderlo funzionale. A
parità di capacità di depressione nei terreni ad
elevata permeabilità (sabbie e ghiaie) si hanno grosse
portate idrauliche da emungere e quindi sono richieste potenze
proporzionalmente elevate.
Nei terreni a bassa permeabilità (limi, argille, sabbie
limose) la portata idraulica da emungere è bassa e quindi
è stata studiata la possibilità di utilizzare
gruppi a basso consumo di energia.
È possibile quindi mettere in evidenza il rapporto esistente
nei due gruppi di terreni visti, tra la potenza richiesta per il
funzionamento degli impianti wellpoint e le dimensioni
dell’area di drenaggio e quindi delle dimensioni stesse
dell’impianto. II diagramma mette in evidenza
I’esistenza di
una fascia entro la quale I’estensione della superficie
drenata (e quindi le dimensioni dell’impianto) non influisce
sulla potenza richiesta dall’impianto wellpoint.
Terreni sabbiosi
La potenza richiesta è funzione esclusiva della portata
idraulica da emungere dal terreno e, a parità di
abbassamento di falda da ottenere, si deve utilizzare lo stesso numero
di wellpoint per drenare scavi di dimensioni diverse.

Terreni con strati
limosi-argillosi
II diagramma mette in evidenza come in questi terreni la fascia entro
la quale la potenza richiesta non cresce con il variare
dell’estensione della superficie drenata è molto
più estesa rispetto ai terreni sabbiosi. A parità
di abbassamento di falda si nota inoltre come le potenze richieste
siano notevolmente inferiori rispetto ai terreni sabbiosi e rispetto a
quelle richieste in un recente passato (linee tratteggiate del
diagramma) quando evidentemente per mantenere in depressione
I’impianto wellpoint i gruppi aspiranti avevano dimensioni
maggiori e quindi assorbivano potenze più elevate.

Caratteristiche impianto wellpoint in relazione al tipo di terreno
Nelle pagine precedenti si è
visto come negli impianti wellpoint la potenza richiesta, il numero dei
wellpoints e I’area di drenaggio sono in relazione con la
tipologia dei terreni. I terreni fittamente stratificati, entro certi
limiti, hanno un comportamento abbastanza simile e, agli effetti del
drenaggio, la casistica relativa alle varie possibilità di
stratificazione può essere ricondotta ad un modello unico.
Le principali caratteristiche degli impianti wellpoint, distinte per
tipo di terreno, sono evidenziate in alcune tabelle secondo la
classificazione riportata
nello specchietto seguente.
|
Tabella N.
|
Tipo di terreno
|
Dimensioni mm
|
Permeabilità
K cm/sec.
|
|
1
|
Sabbie grosse e ghiaino |
0,5 - 6
|
10E-2 - 1
|
|
2
|
Sabbie medie |
0,2 - 0,5
|
10E-3 - 10E-1
|
|
3
|
Sabbie fini |
0,05 - 0,2
|
10E-4 - 10E-2
|
|
4
|
Sabbie e stratificazioni argillose |
0,002 - 0,005
|
10E-7 - 10E-5
|
Tab.1
|
Abbassamento
|
Area di drenaggio | Interasse wellpoints | Portata emungim. impianto | Gruppi aspiranti necessari | Potenza richiesta Kw | Tempo di drenaggio (ore) | ||||
|
(m di H2O)
|
(m2)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
(m3/h)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
|
A = 1 m |
1000
1000 1000 1000 1000 1000 1000 1000 1000 1000 |
3,00 m
|
-
- - - 1,50 m 1,50 m 1,50 m 1,00 m 0,75 m - |
120 - 192
168 - 240 288 - 384 432 - 576 456 - 624 576 - 768 720 - 852 864 - 1164 1080 - 1368 - |
1
1 2 2-3 2 2 2 2 3 - |
-
- - - 2 2 1 3 3 - |
11
11 22 22-33 22 22 22 22 33 - |
-
- - - 22 22 22 33 33 - |
4
4-8 6-10 10-12 6-10 10-12 10-14 10-16 12-16 - |
-
- - - 8-12 10-12 10-14 16-24 14-20 - |
Tab. 2
|
Abbassamento
|
Area di drenaggio | Interasse wellpoints | Portata emungim. impianto | Gruppi aspiranti necessari | Potenza richiesta Kw | Tempo di drenaggio (ore) | ||||
|
(m di H2O)
|
(m2)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
(m3/h)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
|
A = 1 m |
1000
1000 1000 1000 1000 1000 1000 1000 1000 1000 |
4,00 m
|
-
- - - - 1,50 m 1,50 m 1,00 m 0,75 m - |
90 - 150
120 - 180 144 - 240 180 - 312 234 - 384 288 - 432 324 - 528 360 - 624 414 - 696 - |
1
1 1 2 2-3 1 1-2 2 - - |
-
- - - - 1-2 3-4 2 4-5 - |
11
11 11 22 22-33 11 11-22 22 44 - |
- |
4 4-10 6-12 10-16 16-24 6-12 6-12 8-12 16-24 - |
-
- - - - 6-10 6-12 12-20 16-24 - |
Tab. 3
|
Abbassamento
|
Area di drenaggio | Interasse wellpoints | Portata emungim. impianto | Gruppi aspiranti necessari | Potenza richiesta Kw | Tempo di drenaggio (ore) | ||||
|
(m di H2O)
|
(m2)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
(m3/h)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
|
A = 1 m |
100-2500
100-2500 100-2500 100-2500 100-2500 100-2500 100-2500 100-2500 100-2500 - |
2,50 m
|
-
- - - - 1,50 m 1,50 m 1,50 m 1,50 m - |
36 - 96
66 - 144 90 - 156 132 - 192 192 - 288 252 - 336 288 - 360 312 -384 384 - 480 - |
1 |
-
- - - - 1 1 1 1-2 - |
7,5
11 11 11 11-22 11 11 11 11 - |
- |
8-12 |
- |
Tab. 4
|
Abbassamento
|
Area di drenaggio | Interasse wellpoints | Portata emungim. impianto | Gruppi aspiranti necessari | Potenza richiesta Kw | Tempo di drenaggio (ore) | ||||
|
(m di H2O)
|
(m2)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
(m3/h)
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
1° stadio
|
2° stadio
|
|
A = 1 m |
100-2500 |
2,50 m |
-
- - - 1,50 m 1,50 m 1,50 m 1,50 m 1,50 m - |
6 - 48
9 - 54 12 - 60 18 - 66 24 - 72 30 - 84 36 - 96 42 - 108 48 - 114 - |
1 |
-
- - - 1 1 1 1 2 - |
6
6 6 6 6 6 6 6 12 - |
- |
24 |
- |
Limiti dell'impianto wellpoint
L’impianto wellpoint rappresenta
la soluzione più economica e più semplice per
I’esecuzione degli scavi in presenza d’acqua, ma
nella progettazione va tenuto presente che bastano poche variazioni nei
parametri stratigrafici e idrogeologici dei terreni a determinare una
sua esclusione o una sua integrazione con altri metodi. I limiti
teorici di drenaggio con il sistema wellpoint sono riportati nella
seguente tabella.
I principali limiti pratici al drenaggio
con il sistema wellpoint sono:
1) presenza di terreni ghiaiosi a grossa granulometria e ad elevata
permeabilità;
2) presenza di terreni rocciosi con permeabilità per
fessurazione;
3) spazi limitati che richiedono un contenimento meccanico delle pareti
di scavo per ragioni di sicurezza;
4) profondità di scavo superiori ai 10-14 metri;
5) condizioni idrogeologiche e idrologiche particolari che determinano
una insufficiente resa dell’impianto.
1. Scavi in terreni ghiaiosi
Quando la pezzatura della ghiaia supera i 5-10 cm di diametro le punte
wellpoint non sono utilizzabili a causa della resistenza opposta dalla
ghiaia all’infissione. Malgrado siano state eseguite prove
con vibratori, compressori e battipali meccanici, non si è
arrivati ad una metodologia di infissione standard che possa essere
utilizzata in più tipi di ghiaie. Un altro limite
all’utilizzo del sistema wellpoint è rappresentato
dal fatto che in natura i terreni ghiaiosi, nella maggior parte dei
casi, hanno una matrice più fine generalmente limosa o
argillosa. In presenza di tali matrici i normali filtri wellpoint,
costituiti da una doppia reps in acciaio, tendono
all’intasamento non appena si inizia il pompaggio. Nelle
ghiaie dilavate (senza matrice fine e quindi senza diminuzione di
permeabilità) la capacità limite
dell’impianto wellpoint è insufficiente rispetto
alla potenzialità della falda che è soggetta a
forte alimentazione a causa di elevate sottopressioni. II numero dei
filtri wellpoint da usare diventerebbe praticamente illimitato con
tutti i risvolti negativi conseguenti. In particolare si può
riassumere che
I’impianto wellpoint non è utilizzabile:
- quanto la pezzatura delle ghiaie supera 5-10 cm di diametro;
- quando la matrice delle ghiaie è costituita da limi o
argille;
- quando le ghiaie sono dilavate e la falda è sottoposta a
forte alimentazione.
2. Scavi in terreni rocciosi
È noto che il sistema wellpoint per richiamare
I’acqua sfrutta la differenza di pressione che si viene a
creare tra il filtro e la pressione atmosferica gravante sulla
superficie di falda. In pratica la condizione indispensabile per la sua
efficacia è che i terreni abbiano una continuità
di vuoti (permeabilità per porosità) e quindi
esista attraverso di essi un flusso acquifero o la
possibilità che esso ci sia. I terreni rocciosi possono non
avere questo requisito, in quanto spesso sono costituiti da formazioni
impermeabili fessurate per fratturazione o dissoluzione, e il flusso
d’acqua può circolare attraverso vie che non
è possibile individuare. È evidente in questi
casi I’impossibilita di creare una zona di influenza;
qualsiasi intercettamento sarebbe puramente casuale e non si avrebbe
alcuna garanzia di successo nell’utilizzazione
dell’impianto wellpoint.
3. Scavi in spazi limitati
L’abbassamento della falda con il sistema wellpoint provoca
una stabilizzazione delle pareti di scavo, ma questo può
avvenire solo quando le scarpate hanno un’inclinazione,
funzione dell’angolo di attrito caratteristico del terreno,
tale da soddisfare positivamente la verifica di stabilità.
Quando per mancanza di spazi o per ragioni di sicurezza non
è possibile rispettare I’inclinazione necessaria
delle scarpate, bisogna intervenire con metodi complementari che
abbiano la funzione di sostentamento meccanico dello scavo. I metodi
più comunemente usati allo scopo sono le paratie in
calcestruzzo e i palancolati. Si ricorda che questi sistemi da soli non
possono risolvere i problemi relativi alla presenza della falda (se non
raggiungono profondità tali da interessare qualche strato
impermeabile) in quanto contrastano le spinte idrauliche laterali ma
non impediscono il rifluimento dal fondo. In questi casi diventa molto
importante il calcolo della portata di rifluimento e uno dei metodi
usati è quello che fa riferimento alla teoria di Muskat.
Q = a KH
La spiegazione dei simboli e riportata negli schemi seguenti.
4. Scavi profondi
Per I’esecuzione di scavi in presenza di falda acquifera a
profondità superiore ai 10-14 m generalmente non si ricorre
al sistema di drenaggio tipo wellpoint anche se i terreni di scavo
teoricamente si prestano al suo utilizzo. Alcune delle ragioni sono le
seguenti:
- il movimento terra necessario per la posa dei vari stadi di impianti
wellpoint, con la necessità di rispettare scarpate di scavo
molto ampie, assumerebbe proporzioni tali da diventare spesso
inaccettabile;
- i consumi e le manutenzioni dei vari stadi di impianti wellpoint
determinano, soprattutto per grandi scavi, condizioni logistiche,
operative ed economiche di cantiere così pesanti da
diventare improponibili;
- i rischi collegati alla sicurezza degli scavi diventerebbero, man
mano che si procede verso il fondo, troppo elevati.
Infatti non è consigliabile,
se non a seguito di indagini tecniche molto approfondite, fare
affidamento sicuro sulla efficienza degli stadi wellpoints molto
profondi in quanto la probabilità che si verifichino
inconvenienti aumenta proporzionalmente con la profondità e
lo stato dei lavori sarebbe ad un punto tale da rendere i danni
derivanti praticamente insormontabili.

In particolari situazioni, morfologiche ed
operative, può essere necessario usare aste di sollevamento
lunghe oltre 8 metri, e questo porta all’esclusione del
sistema wellpoint tradizionale.
A differenza del sistema wellpoint il sistema eductor non sfrutta la
pressione atmosferica per il sollevamento dell’acqua e
quindi, eoricamente, può aspirare I’acqua da
qualsiasi profondità. Esso si basa sulla circolazione di
acqua in pressione attraverso un eiettore che accelerando la
velocità del flusso determina una depressione nella zona
retrostante, occupata dal filtro wellpoint, e quindi il sollevamento di
una portata
d’acqua in funzione:
- della pressione e portata di alimentazione;
- del diametro e caratteristiche geometriche dell’eiettore;
- della profondità di aspirazione.
II sistema, che nella sua forma
schematica è rappresentato nella figura, è
caratterizzato costruttivamente dalle seguenti differenze rispetto al
sistema wellpoint:
1. II gruppo di alimentazione deve avere caratteristiche di alta
prevalenza;
2. II circuito di aspirazione è costituito da due collettori
uno per I’alimentazione ed uno per I’aspirazione;
3. Le aste di sollevamento sono costituite da due tubi concentrici uno
esterno per il filtro wellpoint ed uno interno per I’eiettore.
L’installazione, il funzionamento e la resa idraulica di questo sistema sono notevolmente diversi da quelli degli impianti wellpoint e questo comporta maggiori complicazioni nella rilevazione dei parametri tecnici necessari alla progettazione e quindi una utilizzazione di questo sistema solo per casi specifici, generalmente in presenza di terreni a granulometria fine.

In pratica questo sistema, permettendo
I’aspirazione dell’acqua da profondità
superiori a quelle dei sistemi wellpoint tradizionali,
viene usato in alternativa alle installazioni di impianti wellpoint
multi-stadio a gradoni. Nei diagrammi sono riportate le curve
caratteristiche di due eiettori caratterizzati da diverse dimensioni
geometriche (R è il rapporto tra il diametro
dell’ugello ed il diametro del Venturi).



Applicazioni del sistema wellpoint
L’applicazione più
diffusa del sistema wellpoint si riscontra nel campo delle costruzioni
per ottenere un abbassamento temporaneo di falda
nell’esecuzione di scavi per:
- scantinati sotterranei;
- collettori fognari e centrali di sollevamento;
- condotte, oleodotti, gasdotti, elettrodotti;
- irrigazioni e bonifiche.
Tuttavia il sistema wellpoint si presta
anche ad una serie di applicazioni particolari conseguenti a studi e
progettazioni specifiche.
APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DA FALDE SUPERFICIALI
II sistema wellpoint ha trovato una larga utilizzazione nello
sfruttamento idrico delle falde superficiali in pianure e zone
caratterizzate geologicamente da alternanze di terreni alluvionali
più o meno fini. Esso viene utilizzato perchè
presenta il vantaggio di permettere lo sfruttamento di falde
superficiali e, quindi, di costituire I’alternativa alle
trivellazioni profonde necessarie per I’individuazione di
acquiferi interessanti.
L’utilizzazione del sistema
wellpoint permette lo sfruttamento:
- a scopo industriale;
- a scopo domestico;
- a scopo agricolo.

IMPIANTO WELLPOINT PER
CONTROLLO LIVELLI ECCEZIONALI DI FALDA
Ci sono zone del territorio nazionale costituite prevalentemente da
banchi alluvionali con regime idraulico sotterraneo caratterizzato da
forti escursioni di falda acquifera stagionali, generalmente
determinate dalla concomitanza di vari fattori come la
piovosità, il disgelo, le irrigazioni. Questi innalzamenti
di livello che in molti casi raggiungono anche valori eccezionali
imprevisti possono provocare notevoli inconvenienti a edifici e
manufatti che all’atto della costruzione non erano in
presenza di falda acquifera. In altri casi come nell’esempio
di figura il sistema wellpoint viene concepito come un vero e proprio
sistema di emergenza in grado di intervenire automaticamente sotto
I’impulso di sonde di livello inserite in un tubo
piezometrico di controllo.

IMPIANTI WELLPOINT PER
IRRIGAZIONE
II problema dell’approvvigionamento idrico a scopi irrigui
è sempre stato risolto prelevando I’acqua
necessaria da pozzi profondi o da rogge e canali. L’acqua
viene poi portata al luogo di utilizzazione con sistemi di condotte e
tubazioni a volte con costi elevati. Alcune colture pregiate si
sviluppano principalmente su terreni prossimi al mare e necessitano di
acque con concentrazione chimica e temperatura ben definite.
In condizioni stratigrafiche ed idrogeologiche adatte è
stato possibile realizzare gli approvvigionamenti a mezzo del sistema
wellpoint.

WELLPOINT PER PRESE A MARE
DI IMPIANTI DI DISSALAZIONE
Sono stati realizzati numerosi progetti ed impianti per dissalare acqua
marina. Generalmente questi progetti vengono attivati in zone aride e
I’approvvigionamento di acqua marina si risolve con la
costruzione di un pontile che consente una presa a mare. Soprattutto
nei bacini mediterranei però, caratterizzati da fondali
bassi e molto estesi, è necessario I’esecuzione di
pontili di enormi dimensioni con costi conseguenti. La presenza di
notevoli aggregati di alghe marine nei fondali bassi costituisce un
ulteriore problema per le prese a
mare tradizionali. Anche in questi casi sono stati studiati e
realizzati in alternativa degli impianti wellpoint che, installati o
sull’arenile o addirittura in condotti sottomarini, hanno
permesso di risolvere con soddisfacenti vantaggi, sia tecnici che
economici, il problema.

IMPIANTO WELLPOINT PER
DISCARICHE CONTROLLATE
La problematica legata allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e
fanghi di depurazione ha visto consolidarsi la tendenza ad utilizzare
il metodo a “discarica controllata” per ragioni
tecniche e paesaggistiche. Per le zone di pianura, che presentano il
livello della falda acquifera prossimo al piano di campagna, quando si
progetta una discarica controllata si rende necessario evitare il
contatto tra rifiuti e falda. Questa condizione deve essere rispettata
fino al termine delle operazioni di costruzione ed impermeabilizzazione
oppure fino al termine dei processi
di mineralizzazione dei rifiuti.
II sistema wellpoint costituisce un metodo valido ed economicamente conveniente per la risoluzione dei problemi visti in precedenza, senza ricorrere a soluzioni strutturali o ad opere fisse di elevato valore unitario.

Nella pratica si è visto che
nei depositi alluvionali caratterizzati da sabbie di non elevate
permeabilità, I’errore nello stimare
la portata di emungimento, sulla base della sola esperienza pratica
acquisita, rimane entro limiti accettabili per almeno un 70% degli
interventi di drenaggio. Questa corrispondenza ha contribuito a
diffondere la convinzione, smentita tutti i giorni dagli inconvenienti
rilevati nei cantieri, che il drenaggio con il sistema wellpoint sia
una tecnica priva di difficoltà e quindi non necessiti di
particolare attenzione nella progettazione. Gli inconvenienti
determinatisi per una insufficienza dell’impianto wellpoint
vengono spesso risolti meccanicamente mediante
I’uso addizionale di filtri e pompe senza
I’accortezza di risalire sperimentalmente alle cause
dell’insufficienza rilevata.
L’indagine sperimentale nello specifico campo del drenaggio
con il sistema wellpoint è estremamente limitata ma lo
stesso si può dire per tutti gli altri sistemi di drenaggio
e la mancanza di una ricerca specifica è dovuta in parte
anche allo scarso interesse dimostrato dalle ditte specializzate che
tendono a fornire solo i dati relativi ad esperienze positive.
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Via Stazione, 94
30035 Ballò di Mirano (VE)
Tel. 041 5103262
Fax 041 5103258
E-mail : info@crewell.it